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La Maledizione del Perfezionismo

NextW
Pubblicato da Simone Mabellini in Coaching · 28 Ottobre 2019
Tags: CoachingPerfezionismoOttimalismoProduttivitàPerformance



Tempo di lettura: 5 minuti

Ci sono idee rivoluzionarie che non vedono mai la luce, obiettivi che non vengono mai raggiunti, traguardi che rimangono lontani a causa di una condanna che perseguita inesorabilmente i loro autori, si tratta della


Maledizione del perfezionismo


Una maledizione di cui sono stato anche io vittima per un non breve periodo della mia vita, prima di riuscire a cambiare le mie convinzioni grazie ad un nuovo e più produttivo atteggiamento mentale.

Nel mio periodo perfezionista la percezione del mio valore come imprenditore e come uomo era per me strettamente correlata al mio livello di competenza e di preparazione che mi portava ad approfondire, studiare, imparare, inseguire il miglioramento continuo, in modo preciso e minuzioso, alla ricerca costante di esprimere il meglio di me stesso e possibilmente di raggiungere livelli di performance superiori a quelli delle altre persone che mi circondavano e che diventavano ai miei occhi sempre meno all'altezza della situazione (di qualsiasi situazione!).

Ero dotato di un finissimo pettine che catturava anche il più piccolo nodo, anche quello minuscolo che gli altri non vedevano o che ritenevano insignificante, nulla sfuggiva alla mia capacità di analisi, la fase di progettazione e programmazione rivestiva un ruolo fondamentale all'interno del più ampio percorso verso il raggiungimento degli obiettivi tanto che c'era spesso qualcosa da rivedere sul progetto prima di passare all'azione.


Che vita!


Una vita dalla quale ho scelto di liberarmi ottenendo grandi benefici in termini di risultati e di benessere personale.

Se anche tu ti riconosci nell'identikit del mio "vecchio io perfezionista" oppure conosci qualcuno che presenta i sintomi descritti, trovi in questo articolo una delle possibili cure che funzionano, fanne buon uso.

La mia personale esperienza pregressa da perfezionista lavora come un semaforo automatico di allarme durante le sessioni di coaching, sia life che business, quando mi capita di interagire con persone che, ossessionate dal perfezionismo, adattano la maggior parte della loro vita a questi due schemi di comportamento:





1. Rimandare


I perfezionisti rimandano continuamente la realizzazione delle loro idee, dei loro sogni, dei loro progetti, delle loro magnifiche intuizioni perché aspettano che tutto sia impeccabile prima di uscire allo scoperto.

Per queste persone il tempo della progettazione e programmazione si dilata a dismisura allontanando sempre di più il tempo dell'azione, della messa in pratica, dei test, delle prove e degli errori indispensabili per adattare in modo dinamico il tiro e separare ciò che non funziona da ciò che invece funziona bene.

Se aggiungiamo quindi anche il tema dell'organizzazione ottimale del tempo è facilmente percepibile come questo modo di agire spinga il perfezionista verso un livello di carico mentale esasperante, verso una valanga di checklist, to do list, matrici ed elenchi di controllo che possono alimentare con il tempo frustrazione ed insoddisfazione che produce stress negativo e calo di produttività.

L'unico risultato che spesso ottiene chi è sotto il maleficio del perfezionismo è una situazione di stallo costante, una condizione di procrastinazione perpetua in attesa di raggiungere quel canone di assoluta bellezza auto imposto che mai si realizzerà.





2. Accentrare


Evitano la delega come se fosse un residuo della peste nera medievale. Nell'impostazione mentale del perfezionista non è possibile che altre persone possano lavorare con la stessa precisione e cura per i dettagli che si ottiene quando il lavoro viene svolto in prima persona. Semplicemente ed inesorabilmente "gli altri non sono all'altezza".

L'evidente risultato che spesso ottiene chi segue la via dell'accentramento è un livello di carico lavorativo e mentale che diventa esponenzialmente insopportabile con conseguenze negative sulla produttività e sul benessere proprio e delle persone con cui lavorano che vivono costantemente nell'impressione di essere inadeguate.


Come puoi riuscire a superare il perfezionismo?


Prima di continuare voglio liberare subito il campo da un possibile equivoco di fondo, se parliamo di qualità sono il primo a dichiarare che l'attenzione ai dettagli è fondamentale, molte tecniche di coaching si basano sull'individuazione precisa e dettagliata degli obiettivi che si vogliono raggiungere, se non hai degli obiettivi specifici, misurabili e ben definiti, non raggiungerai il traguardo a cui punti.

Stesso discorso vale per il marketing, l'attenzione ai dettagli è un principio fondamentale alla base del Guerrilla Marketing e delle tecniche di promozione efficace.

Detto questo, puntare alla qualità prevede un percorso completamente diverso da quello impervio su cui si incammina una persona perfezionista.

La strategia che ho adottato io e che ritengo essere una cura molto utile per superare il perfezionismo, mantenendo elevati standard qualitativi, è quella di cambiare il tuo atteggiamento mentale, la tua impostazione di pensiero e le tue credenze lasciando spazio ai comportamenti tipici dell'ottimalismo in sostituzione di quelli caratteristici del perfezionismo.


Dal Perfezionismo all'Ottimalismo


Ci siamo, eccoci alle istruzioni pratiche per la cura.

Leggi la lista sotto, se ti riconosci nelle modalità d'azione tipiche del perfezionista comincia ad agire con l'impostazione mentale tipica dell'ottimalista.

Ecco come fare in pratica:

1) Individua nella lista le situazioni "da perfezionista" in cui ti riconosci più frequentemente ed inizia ad agire utilizzando il nuovo comportamento suggerito tipico dell'ottimalista.

2) Lavora su una o due situazioni alla volta partendo da quelle più fortemente aggrappate al modello del perfezionista e passo dopo passo integra il processo di miglioramento anche per quelle meno acutizzate.

Ecco la lista:

Per il perfezionista tutto deve essere perfetto nei minimi dettagli
L'ottimalista conosce il valore della precisione e allo stesso tempo accetta la presenza di imperfezioni


Il perfezionista è molto severo con se stesso
L'ottimalista gioisce per i propri passi in avanti e ne è orgoglioso


Per il perfezionista il fallimento è un disonore indelebile
L'ottimalista accetta il fallimento come parte del processo di apprendimento imparando dagli errori propri ed altrui


Per il perfezionista il fallimento è la conferma della propria incapacità ed inadeguatezza
Per l'ottimalista il fallimento è solo una risposta, un feedback di valore per scegliere la prossima mossa


Il perfezionista riesce persino a sottovalutare la portata dei propri successi
L'ottimalista celebra degnamente i propri successi alimentando la propria motivazione


Il perfezionista odia con tutto se stesso gli ostacoli
L'ottimalista è preparato ad incontrare ostacoli e li affronta continuando a fare del proprio meglio


Il perfezionista vive solo di limiti estremi, esistono solo la vittoria o all'opposto il fallimento
L'ottimalista ha una vita policromatica, vive tutte le esperienze come  opportunità di crescita da cui trarre insegnamenti


Il perfezionista tiene sempre stretta la presa, inchiodato alle proprie idee, sordo accentratore seriale
L'ottimalista sa quando è il momento di lasciar andare le situazioni, di cambiare punto di vista, di ascoltare e delegare


Tu come sei messo a perfezionismo?

In quale modello ti riconosci di più?

Perfezionista oppure ottimalista?

Sei pronto a metterti in gioco per vivere una vita migliore?


Agisci ora!


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Dai una spinta al miglioramento!
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Simone Mabellini

Simone Mabellini

NLP Business Coach
Trainer Of Neuro-Linguistic-Programming
Trainer Of Personal Development Programs
Business Trainer
Certificato da MetaInternational
e da Frank Pucelik co-fondatore della PNL

NLP Coach
Certificato da Quantum Leap
e da John Grinder co-fondatore della PNL

Guerrilla Marketing Coach
Trainer Of Guerrilla Marketing
Certificato da Guerrilla Marketing Italia


Coach Professionista
Socio AICP


Coach Professionista
Iscrizione RENACOP n° B-0380A-CPC



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Il Coaching è "attività professionale non ordinistica"  disciplinata dalla legge N. 4 del 14 gennaio 2013. Il servizio di Coaching consiste nella fornitura di prestazioni di consulenza personale mirate a sviluppare e far emergere le potenzialità, personali e professionali, di un individuo o di un gruppo  aziendale o associativo.
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